bandeau actu 840 bandeau gazette 840

27e année, 20 février 2026.

La Madonna la si sbassava la funtana la si alzava

4-6 giugno 2026, Trento

Giornate di studio sul canto non latino e la danza nella devozione popolare in Italia

Comitato scientifico: Cristina Ghirardini, Marco Gozzi, Ignazio Macchiarella, Guido Raschieri, Francesco Zimei.

Il canto devozionale, sia quello in lingua latina, sia quello nelle lingue volgari, si è per secoli trasmesso per via orale. Il progetto Laudare, diretto da Francesco Zimei all’Università di Trento (finanziato da ERC), si occupa della lauda, quella forma di poesia per musica devozionale, in lingua volgare, nata nel XIII secolo e che si avvale di prassi performative paragonabili a quelle documentate dagli studi etnomusicologici per il canto popolare.

Siamo soliti tenere separati gli studi musicologici e filologici sulla lauda dagli studi etnomusicologici: il progetto Laudare intende mettere in discussione questo approccio e trovare chiavi di lettura per la lauda attraverso le prassi del canto di tradizione orale documentate dall’etnomusicologia e allo stesso tempo intende studiare in quale misura sia possibile mettere in continuità con la lauda le prassi viventi di canto tradizionale non latino, sia propriamente devozionali sia a soggetto sacro, e la danza in ambito rituale.

L’etnomusicologia italiana ha ampiamente indagato il canto latino di tradizione orale, e la sua trasmissione all’interno delle confraternite, mentre gli studi sul canto devozionale non latino sono stati oggetto di ricerche più localizzate e meno sistematiche. Ciononostante, è stato possibile osservare fenomeni di lunga durata di grande interesse per etnomusicologi e medievisti. Roberto Starec ha documentato, presso i Cantori di Cercivento (UD), la persistenza della lauda di Feo Belcari (1410-1484) Gesù Gesù Gesù e Renato Morelli, nell’arco alpino, ha rilevato come alcuni testi di origine cinquecentesca siano tuttora diffusi secondo le varianti testuali riscontrate nella Raccolta di varie canzoni spirituali di Giambattista Michi di Fiemme (1651-1690). Tra questi, Dolce, felice, lieta, presente anche nel Libro primo delle laudi spirituali di Serafino Razzi (1563).

A parte le vere e proprie persistenze documentabili – non ultima l’aria della Girometta, impiegata da Serafino Razzi per la lauda dedicata ai novizi Torna, torna al freddo cor e che risuona ancora oggi nei campanili –, lo studio dei canti di tradizione orale consente di costruire ponti tra prassi viventi e la lauda medievale e rinascimentale. Le storie dei santi e gli episodi evangelici, presenti nelle laude studiate dai medievisti, risuonano, tra i repertori studiati da etnomusicologi, nel canto narrativo (come il Viaggio a Betlemme documentato dalla Spreafico, da cui deriva il titolo che abbiamo scelto), nei canti delle novene o di questua di Natale e dell’Epifania (la Stella nell’arco alpino e le pasquelle che percorrono l’Appennino e la costa adriatica da nord a sud) e nei canti di passione della Settimana Santa. Tra questi, le intonazioni femminili dei canti della Passione, specie nel Sud, come avviene per esempio a Cassano allo Ionio o per la processione della Desolata a Canosa di Puglia, ancora attendono uno studio approfondito. I gosos della Sardegna non sono solo espressione di un canto devozionale di tradizione orale multilingue che risente della dominazione spagnola dell’isola ma, come la lauda medievale e rinascimentale, presentano modalità esecutive che non emergono dalle fonti scritte prive di notazione musicale, ed è possibile conoscerle solo grazie alla continuità della performance orale. In generale, come la lauda antica, i canti popolari risentono della variabilità linguistica data dalla loro collocazione geografica e presentano spesso irregolarità metriche che la voce cantata compensa permettendo di impiegare, in larga maggioranza, strutture strofiche.

La Tavola delle arie antiche e moderne, che Matteo Coferati colloca in calce alla raccolta Corona di sacre canzoni o laude spirituali (Firenze 1689), rivela come numerose arie di danza fossero impiegate come “cantasi come” in pieno Seicento e chi frequenta le feste nei vari santuari, specie del Meridione, sa benissimo come la danza sia tuttora una forma di devozione, elemento che concorda con la documentazione esaminata da Francesco Zimei che ha dimostrato come, perlomeno in alcuni contesti, nel Medioevo le laude fossero danzate, come la forma stessa della ballata suggerisce. Una commistione tra sacro e profano e l’emergere di culti precristiani non sono esenti dalle forme della devozione popolare, basti pensare al Ballo della morte, un ballo di morte e resurrezione (simile ai balli carnevaleschi della Povera donna a Cegni, GE, e al Bal di Baraben a Monghidoro, BO) che i Maddalenanti eseguono a Taggia (IM) in occasione della festa della Santa o ai canti e ai balli dei femminielli per Mamma Schiavona a Motevergine (AV) in occasione della festa della Candelora.

Il teatro cantato che si avvale di modalità performative di tradizione orale si avvale spesso di soggetti sacri, quando non esplicitamente devozionali che possono fare luce anche sulla lauda drammatica. Si pensi al Pianto delle zitelle a Vallepietra (RM) per la Santissima Trinità, al Gelindo nell’arco alpino, alla Passione di Buti (PI) o agli episodi evangelici e alle storie di santi nel repertorio del maggio drammatico. Tra queste, Le vele dei crociati, testo di Luca Sillari, autore e cantore della Compagnia Maggistica Monte Cusna (Villa Minozzo, RE), che mette in scena la vita di San Francesco, includendovi il Cantico delle creature, riscritto in endecasillabi per poter essere cantato sul modulo “lirico” della sestina o ottava di endecasillabi del maggio drammatico emiliano.

Uno sguardo che possa conciliare l’antica poesia cantata in volgare con le pratiche performative della devozione popolare vivente consente inoltre di riflettere sull’aspetto corporeo e relazionale del canto e della danza, sul rapporto con i luoghi e i contesti umani della performance, sull’immaginario e sulla natura del pensiero del sacro.

Sono incoraggiati a proporre un intervento coloro che hanno condotto ricerche sul canto devozionale non in latino, o su forme di danza, che possano offrire un contributo sui temi sopra esposti o su altri utili a costruire un percorso di scambio ermeneutico tra pratiche contemporanee e lauda antecedente e successiva al Concilio di Trento.

Le giornate di studio sono pensate da una prospettiva etnomusicologica ma, data la natura interdisciplinare del team di Laudare, sono benvenute proposte anche da studiosi afferenti ad ambiti diversi.

Le proposte di intervento, di non oltre 3000 caratteri, sono da inviare a cantarlaude@gmail.com entro il 31 gennaio 2026. La risposta di accettazione verrà inviata entro il 28 febbraio 2026.

Riferimenti bibliografici

Maurizio Agamennone, Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico, Roma, Squilibri, 2008.

Leonardo Alario, Cantare la festa. Il ciclo festivo in Calabria, Roma, Squilibri, 2014.

Giovanni Bacocco, Antiche orazioni popolare romagnole, a cura di Giuseppe Bellosi e Cristina Ghirardini, Imola, La Mandragora, 2004.

Sando Biagiola, “Musica e religione nel folklore italiano”, EM Rivista degli Archivi di Etnomusicologia, 2, 2006, pp. 149-196.

Fulvia Caruso, Evviva la Santissima Trinità!, Pescara, Carsa, 2008.

Roberto De Simone, Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania, Roma, Squilibri, 2010.

Clara Gallini, “Il «ballo della morte» della Compagnia dei Maddalenanti a Taggia”, Lares, 26, n. 3/4, 1960, pp. 153- 163.

Girolamo Garofalo, “La tradizione di un canto del Natale in Sicilia. Oralità e scrittura”, in Mele e Sassu 1992, pp. 143-156.

Cristina Ghirardini, “«Là sotto quel vel nascosto risiede il più bello del ciel». I canti delle Quarantore a Castel Guelfo di Bologna”, I Quaderni del Cardello, 18, 2009, pp. 105-163.

Maria Elena Giusti (a cura di),«Canterem mirabil cose». Immagini e aspetti del maggio drammatico, a cura di Pisa, ETS, 2000.

Warren Kirkendale, “Franceschina, Girometta, and Their Companions in a Madrigal ‘a diversi linguaggi’ by Luca Marenzio and Orazio Vecchi”, Acta Musicologica, 1972, 44/2, pp. 181-235.

Roberto Leydi, Gelindo ritorna. Il Natale in Piemonte, Torino, Omega Edizioni, 2001.

Roberto Leydi, Annabella Rossi, “Canti religiosi raccolti in Brianza”, in Mondo popolare in Lombardia, 4, Como e il suo territorio, Milano, Regione Lombardia - Silvana Editoriale, 1978, pp. 531-579.

Marco Lutzu, Deus ti salvet Maria, Udine, Nota, 2020.

Tullia Magrini (a cura di), Il maggio drammatico. Una tradizione di teatro in musica, Bologna, Edizioni Analisi, 1992.

Giampaolo Mele, “Il canto dei «Gòsos» tra penisola iberica e Sardegna. Medio Evo, epoca moderna”, in I gòsos: fattore unificante nelle tradizioni culturali e cultuali della Sardegna, a cura di Roberto Caria, Mogoro, PTM, 2004, pp. 11-34.

Giampaolo Mele e Pietro Sassu (a cura di), Liturgia e paraliturgia nella tradizione orale, Cagliari, Editrice Universitaria, 1992.

Renato Morelli, Identità musicale della Valle dei Mòcheni. Cultura e canti tradizionali di una comunità alpina plurilingue, Pergine Valsugana, Publistampa 2006.

Renato Morelli (a cura di), Stelle, Gelindi, tre re. Tradizione orale e fonti scritte nei canti di questua natalizio-epifanici dell'arco alpino dalla Controriforma alla globalizzazione, Udine, Nota, 2014.

Pasquale Scialò e Roberta Seller (a cura di), Sul Golgota a spirar. Canti penitenziali della Settimana Santa a Minori, Roma, Squilibri, 2017.

Maria Adelaide Spreafico, Canti popolari di Brianza, Milano, Istituto di propaganda libraria, 1959.

Roberto Starec, “Laude e canti liturgici. nella tradizione veneta e friulana”, in Mele e Sassu 1992, pp. 115-135.

Paolo Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze, Olschki, 1935.

Francesco Zimei, “«Tucti vanno ad una danza per amor del Salvatore». Riflessioni pratiche sul rapporto fra lauda e ballata”, Studi Musicali, 1, 2010, pp. 313-343.


rectangle acturectangle biorectangle texterectangle encyclo

logo_marronÀ propos - contact |  S'abonner au bulletinBiographies de musiciens Encyclopédie musicaleArticles et études | La petite bibliothèque | Analyses musicales | Nouveaux livres | Nouveaux disques | Agenda | Petites annonces | Téléchargements | Presse internationale | Colloques & conférences | Collaborations éditoriales | Soutenir musicologie.org.

Musicologie.org, 56 rue de la Fédération, 93100 Montreuil. ☎ 06 06 61 73 41.

ISSN 2269-9910.

imagette de bas de page

Vendredi 20 Février, 2026