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  GUIDO D'AREZZO
 I  PRIMI VENTI ANNI DELLA SUA VITA1 
di
Angelo Mafucci

Autografo di Guido d'Arezzo - Archivio di Stato di Firenze 
 

IL PARERE DI  J. SMITS VAN WAESBERGHE
NASCITA  ARETINA DI GUIDO MONACO
GUIDO  ENTRA ALLA SCUOLA DEI CHIERICI
GUIDO LASCIA AREZZO PER  POMPOSA 

 

La ricerca del luogo dove Guido Monaco nacque e visse gli anni della sua prima formazione, non è questione di semplice e sterile campanilismo. Per la musicologia storica infatti (e non solo per essa), è di grande interesse identificare l'area e l'humus fecondo, che oltre ai natali, ha dato una formazione culturale e musicale ed una sensibilità teorica e pedagogica straordinarie ad un personaggio che dalla storia è passato alla leggenda. 

 La corretta lettura della sorprendente rete di relazioni che si instaura tra il territorio di formazione, il protagonista e i personaggi che con lui interagiscono consente finalmente la ricostruzione di un tassello importante della vita musicale nei primi decenni del secondo millennio. 

Come è noto, in assenza di documenti probanti, la questione del luogo di nascita e della prima formazione culturale e musicale di Guido Monaco, ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro, sia da parte di chi riteneva che, nato ad Arezzo, fosse entrato poi, giovanissimo, nell'abbazia di Pomposa per farsi monaco, sia da parte di chi ritiene Pomposa culla non solo della sua prima formazione ma anche della sua nascita, sia di altri ancora 2

IL PARERE DI  J. SMITS VAN WAESBERGHE

Nel 1950, il Comitato Nazionale per le Onoranze a Guido Monaco, costituitosi in Arezzo nel nono centenario della morte, fra le numerose altre manifestazioni bandì un concorso per una monografia su Guido d'Arezzo. La gara fu vinta dal gesuita olandese Jos. Smits Van Waesberghe con un'opera dal titolo: De musico-paedagogico et theoretico Guidone Aretino eiusque vita et moribus3
In questo importante lavoro il gesuita esprimeva anche l'opinione che Guido fosse nato nel territorio di  Pomposa, vicino a Ferrara e che fosse entrato in quella abbazia fin da piccolo, con la deliberata intenzione di far credere che “la prima educazione musicale” gli fosse stata impartita in quell'ambiente monastico. 

Poiché riteniamo che questa opinione, avvalorata ed amplificata superficialmente dal premio ricevuto proprio ad Arezzo più che dai documenti rinvenuti, sia errata ed abbia successivamente influenzato e condizionato in modo negativo molti  altri studiosi 4, ci sembra legittimo rileggere criticamente i passi a tal proposito diffusi dal Van Waesberghe, verificando quali siano le effettive motivazioni a sostegno delle sue argomentazioni, alla luce delle più recenti acquisizioni. 

L'opera, tutta in latino, inizia così: 

De tempore et de loco nativitatis Guidonis nihil prorsus notum est, quidquid multi fuse de his rebus disputaverunt.[…]. 
(Riguardo al tempo e al luogo di nascita di Guido non ci è noto nulla di sicuro, benché molti ne abbiano parlato diffusamente.(…). 
Vitam eius, qui describere vult, ab annis, quos Guido Pomposae vixit, incipiat necesse est. Videamus igitur quidquid Guido nobis de sua commoratione Pomposae tradat.
In epistola quam Guido misit ad sodalem suum monachum Michaelem Pomposanum, multa et copiosa tradit de sua vita in hoc quondam celeberrimo monasterio. Inde elucet eum monasterium Pomposanum tanquam “suum”monasterium habuisse; maxime verisimile esse eum ibi eruditum fuisse, fortasse ab ipso abbate, cui etiam ut ipsi nomen erat Guido sc. S. Guido Ravennensis; eum ibi novas res invenisse ad musicam notationem atque ad ei cohaerentem institutionem cantus et tandem eum, cum primos conatus adhiberet ad suam methodum instituendi in monasterium propagandam, tantam excitavisse inter fratres dissentionem, ut monasterium relinqueret. 
(Chi vuole scrivere la sua vita, è necessario che inizi dagli anni che egli trascorse a Pomposa. Vediamo pertanto ciò che Guido ci dice della sua permanenza a Pomposa.
Nella lettera che Guido inviò al suo amico monaco Michele di Pomposa, riferisce molte e copiose notizie della sua vita trascorsa in questo monastero un tempo celeberrimo. Da cui traspare come egli considerasse il monastero di Pomposa come il “suo” monastero; e che quindi fosse assai verosimile che egli avesse lì ricevuto la sua educazione culturale, forse dallo stesso abate, che portava il suo stesso nome di Guido, cioè San Guido Ravennate; e che lì avesse effettuato le sue nuove scoperte relative alla notazione musicale ed all'insegnamento del canto e finalmente che egli, quando ebbe ad effettuare i primi tentativi di far accettare l'istituzione del suo metodo nel monastero, suscitò tanta ostilità fra i confratelli da abbandonare il monastero).

Ed ancora: 

Nihil est, quo cogitari possit, Guidonem ante suam commorationem Pomposae alterius monasterii monachum fuisse vel alibi institutum esse quam in monasterio Pomposano, nisi:
-(…)
-Tabella dioceseos Aretinae, anni 1013 sub episcopatu Willelmi, in qua legitur subscriptio: “Wido subdiaconus et cantor”5  Supra ostendimus Guidonem nostrum eruditum esse Pomposae; in litteris dedicationis ad episcopum Theodaldum (1023-1036) Guido noster dicit se praeceptorem scholae cathedralis Aretinae constitutum esse ad episcopo Theodaldo. Ideo credibile est, “Widonem”, qui tabellam hanc subscripsit, non esse nostrum Guidonem. 
  (Non c'è nulla che ci possa far pensare che Guido, prima della sua permanenza a Pomposa sia stato in altro monastero o in un diverso istituto che non fosse il monastero di Pomposa, se non : 
-(…).
-Una pergamena della diocesi aretina, all'anno 1013 sotto l'episcopato di Guglielmo, in cui si legge la sottoscrizione “Guido suddiacono e cantor”. Più sopra abbiamo esposto che il nostro Guido era stato erudito a Pomposa; nella lettera di dedica al vescovo Teodaldo (1023-1036) il nostro Guido dice che fu nominato precettore della scuola della cattedrale aretina dal vescovo Teodaldo. Pertanto è credibile che “Guido” che sottoscrisse quell'atto non sia il nostro Guido).

Infine: 
Quamquam iure merito Guido “Aretinus” dici potest ob diuturniorem moram Aretii, ex hoc nomine non potest deduci, eum Aretii natum esse. Immo haec opinio nullo argumento nititur et multo credibilius esse arbitror, eum natum esse in regione Pomposae vicina, in qua abbatia monachus factus est6
(Quantunque a buon diritto Guido possa chiamarsi “Aretino” per la lunga permanenza ad Arezzo, da questo nome non si può dedurre che egli sia nato ad Arezzo. Anzi questa opinione non si fonda su alcun argomento e ritengo molto più credibile che egli sia nato nei pressi di Pomposa, nella cui abbazia si fece monaco).

A queste considerazioni rispondiamo che, è vero che non conosciamo con  certezza assoluta né il luogo né l'anno di nascita di Guido d'Arezzo, mentre certo è che egli visse per diversi anni nell'abbazia di Pomposa, ma la vita del celebre musico non si può iniziare a scrivere volutamente ignorando e trascurando gli importanti documenti aretini del gennaio 1011 e del giugno 1013 7, che dimostrano il grande musico, da poco maggiorenne, in servizio presso il capitolo della cattedrale aretina come cantor e dunque come maestro. Prima di quella data pertanto, Guido non può essere ascritto all'organico del Monastero di  Pomposa, nel quale peraltro è documentato solo molto più tardi e ad opera dello stesso Guido con la lettera che egli scrisse al confratello di Pomposa, Michele. 

E' altrettanto vero che da questa lettera 8 si capisce che questo monastero è stato il “suo” monastero e che lì  avvenne la sua prima educazione monastica, e solo quella  monastica aggiungiamo noi, perché l'educazione musicale e la sua prima formazione culturale e religiosa erano già avvenute altrove. 

L'affermazione del Van Waesberghe che lo stesso abate di Pomposa, di cui  Guido portava identico nome, avrebbe provveduto direttamente alla sua istruzione, ci pare valida dunque, solo se riferita alla formazione monastica e non anche a quella della musica e del canto, nel quale il nostro Guido era già esperto come appare evidente nei documenti del 1011 e del 1013. 

Se si considera poi il drammatico epilogo del suo ‘soggiorno' a Pomposa, conclusosi con l'allontanamento dal celebre monastero, voluto dall'omonimo abate, (per ragioni ormai unanimemente attribuibili a ‘contrasti musicali' ), ci rendiamo facilmente conto che ciò sia potuto avvenire perché Guido, difendendo strenuamente una posizione ideologica e pedagogica personale fortemente innovativa, rendeva obsoleto di punto in bianco, il ‘metodo didattico' (se così si può definire) in vigore da quasi mille anni, quello di portare a memoria l'immenso repertorio del canto sacro e di cui la cultura monastica era pur tuttavia benemerita depositaria. 
È evidente che ciò dispiaceva alla grande tradizione pomposiana, celebre in tutto il mondo coevo, (e forse questo è il motivo principe che spinse Guido Monaco alla scelta logistica di Pomposa anziché di altra sede);  con ciò appare del tutto comprensibile come l'aver avuto il coraggio di una scelta così sofferta, può essere attribuibile unicamente ad una personalità dal temperamento spiccato, autonoma e consapevole della portata storica dell'invenzione; personalità che aveva formato i suoi cardini, per necessità, al di fuori di una struttura monastica, nella quale tutto avveniva in maniera centripeta ed ogni novità doveva passare il vaglio delle autorità abbaziali. 

Nei confronti del documento del 1013, il Van Waesberghe dimostra poi un palese imbarazzo non avendo effettuato sull'argomento una ricerca approfondita. Come abbiamo visto sopra, una prima volta lo cita e subito lo accantona, affermando (semplicemente e senza alcuna argomentazione convincente) di aver già dimostrato che Guido era stato erudito a Pomposa. Poi dice che nella lettera di dedica del Micrologo al vescovo Teodaldo, Guido afferma di essere stato da lui nominato precettore della scuola della cattedrale aretina e che quindi è credibile che “Guido suddiacono e cantor” non sia il nostro Guido. 

Questa posizione del Van Waesberghe, secondo cui il  Wido del documento non avrebbe nulla a che vedere con il futuro Guido d'Arezzo, ci trova del tutto in disaccordo e più avanti cercheremo di dimostrarlo. 
In verità, diversi storici passati e presenti ( senza peraltro aver prodotto in merito alcuna approfondita indagine, ma con la sola presa d'atto della firma di Wido cantor sul documento) condividono con noi le distanze da questa  tesi del gesuita. 

Inoltre, secondo lo studioso olandese, - ansioso di ascrivere il musicista alla grande famiglia monastica, - Guido, prima della sua permanenza a Pomposa, non sarebbe stato in nessun altro monastero o istituto consimile che non fosse il monastero di Pomposa. Anche questo, in linea con i risultati della nostra indagine, non è condivisibile, in quanto sosteniamo che Guido entrò per la prima volta a Pomposa nel pieno della giovinezza, dopo essersi formato spiritualmente e musicalmente presso la cattedrale aretina, dove maturò anzi un cursus invidiabile. 

Perciò il Wido subdiaconus et cantor, dei documenti aretini, anche alla luce delle seguenti argomentazioni, va certamente identificato con l'inventore del rigo. 

Nel giugno 1013 infatti, Wido subdiaconus et cantor frequenta ancora, quale suddiacono, la scuola dei chierici e ricopre, come è già noto, l'incarico di Cantor della Cattedrale, anche se proprio di lì a breve tempo prenderà la decisione di lasciare Arezzo per Pomposa. 
Ma l'argomentazione più fragile del gesuita, (e che nessuno crediamo possa condividere) è che Guido sia chiamato “Aretino” soltanto per la sua lunga permanenza ad Arezzo ( ob diuturniorem moram) e che questa denominazione, sempre a detta dello studioso,  non si fondi su alcun argomento. 

Egli non si accorge infatti di cadere in una clamorosa contraddizione. 
Se Guido fosse nato davvero a  Pomposa o nelle vicinanze (ormai unanimemente accettata è la data intorno al 990) e fosse entrato bambino in quel monastero rimanendovi fin verso il 1025, risulterebbe evidente che Guido Monaco avrebbe trascorso nella terra d'origine, ininterrottamente, i primi 35 anni circa della sua vita, a fronte di una sola decina trascorsi ad Arezzo, dal 1025 al 1036, anno della morte del vescovo Teodaldo 9
Se le cose stessero così, a maggior ragione Guido avrebbe  dovuto chiamarsi “Pomposano” e non “Aretino”. E' evidente allora che il cognome “ aretino” assegnato a Guido dalla storia, è derivato da ben altra ragione che non dalla permanenza più o meno lunga in un territorio piuttosto che in un altro. È noto infatti che lo spostamento di un “maestro” da un città all'altra, comportava l'acquisizione di un cognome derivato dalla città  o dal territorio di nascita e non da questo o quel luogo di attività, il quale poteva mutare anche di anno in anno! 

Del resto non si può credere che tutti coloro che l'hanno chiamato Aretinus, gli abbiano attribuito questo “cognome” o soprannome, solo per la sua ‘prolungata' dimora ad Arezzo, se avessero saputo che era nato e vissuto tre volte più a lungo a Pomposa. 
Ma una prova sicura delle origini di Guido ce la fornisce l'autorevole storico benedettino Sigberto di Gembloux, che corrobora ulteriormente le nostre affermazioni. 
Da qui, come meglio asseriamo più avanti, l'affermazione del religioso olandese secondo cui la denominazione  Aretinus non si basa su alcun argomento, è palesemente ingannevole e tanto categorica quanto tendenziosa. 

NASCITA  ARETINA DI GUIDO MONACO

Sigberto di Gembloux  ( 1030ca. - 1112 ) autore di numerose opere, fra le quali, De viris illustribus e Chronicon, riporta una testimonianza che possiamo ritenere determinante al fine di assegnare la corretta attribuzione alla terra di Arezzo dei natali di Guido Monaco. 
“Il Chronicon, che fra tutta la copiosa produzione sigbertiana è considerata l'opera più importante, fa di lui uno degli scrittori più significativi, non soltanto del suo secolo ma di tutto il Medioevo. Lui stesso ci dice che fu indotto a scrivere quest'opera dall'esame degli errori cronologici rilevati nelle opere storiche di Beda e di Mariano Scoto; e del resto la passione degli studi cronologici fu sempre viva in lui, come si può ben vedere dall'opuscolo  De differentiis quatuor temporum
Storico scrupolosissimo, usa le sue fonti con un senso critico quasi unico per quei tempi; “[….].  Il suo stile rifugge da ogni ricerca di eleganza e mira soprattutto a raggiungere la chiarezza e l'evidenza10

Ebbene, la testimonianza di Sigberto su Guido Monaco, (se escludiamo le notizie autobiografiche forniteci da Guido stesso nei suoi scritti, particolarmente nella lettera al confratello Michele di Pomposa), è la più antica, e dunque la più vicina ai fatti reali che si conosca. Essa, riportata in modo molto simile in entrambe le opere citate, (e dunque ribadisce con deliberata fermezza) recita così: 
Ad annum 1028. Claruit  hoc tempore, in Italia, Guido Aretinus, multi inter musicos nominis, in hoc etiam philosophis praeferendus quod ignotos cantus etiam pueri et puellae facilius discant per eius regulam quam per vocem magistri aut per usum alicujus instrumenti11.
(Anno 1028. Fu illustre in questo tempo, in Italia, Guido Aretino, di grande fama fra i musici, in questo da preferirsi ai filosofi in quanto  fanciulli e fanciulle più facilmente imparano i nuovi canti attraverso il suo metodo che non attraverso la voce del maestro o l'uso di strumenti).

Si tratta di una memoria inconfutabile, tanto più se consideriamo che Sigberto fu  contemporaneo di Guido e come lui monaco benedettino! 
Per questo egli fu sicuramente ben informato sulla vicenda esistenziale del suo celebre confratello, compreso il dramma da lui vissuto nell'abbazia di Pomposa. 
Se Sigberto, che come storico ben sapeva di non potersi esimere dall'indicare il luogo di nascita o quanto meno l'area di provenienza di colui del quale si apprestava a tramandare memoria, ebbe a definirlo Aretinus (e non Pomposanus, Ferrarensis o altro), egli ne intese indicare la terra di origine: quella aretina appunto. 
Ancora una volta, a proposito di questa testimonianza, il Van Waesberghe, cade in evidente contraddizione: 

Textus Sigeberti in omnibus suis partibus fide dignus videtur; ideoque dolendum est, quod non fusius disserit de quaestionibus chronologicis vitae Guidonis. Brevis nempe enuntiatio:”claruit hoc tempore”12, agens de anno 1028, magnae ambiguitatis est. 
(Il testo di Sigberto è degno di fede in ogni sua parte; dispiace che non parli più diffusamente delle questioni cronologiche della vita di Guido. Per cui il breve enunciato “claruit hoc tempore” riferito all'anno 1028, è di grande ambiguità).

Come si vede, in ordine al cognome Aretinus, il gesuita, dopo aver detto che “le parole di Sigberto sono degne di fede in ogni sua parte”, ignora la precisazione Aretinus e si astiene proditoriamente da ulteriori commenti 13

Questo nostro argomentare ci consente di concludere che: 

  1.   Se Guido d'Arezzo fosse nato davvero in regione Pomposae, e cresciuto fin da piccolo fra le mura di quell'abbazia e istruito,  anche in campo musicale, dallo stesso abate, il futuro S. Guido, le ben note vicende avrebbero potuto avere esito diverso. Col passare degli anni infatti, Guido avrebbe potuto rivestire incarichi musicali di rilievo all'interno dell'istituzione monastica e quindi avere la possibilità di sperimentare e far accettare, gradualmente, le sue innovazioni. Né sarebbe sfuggito all'abate l'enorme opportunità per il suo monastero, di fregiarsi del vanto, quanto alla musica, di una scoperta epocale. Se invece riteniamo che Guido sia entrato in quel monastero in età ormai adulta e proveniente da una città piccola e lontana come sosteniamo noi, allora è più plausibile pensare ad una reazione diversa da parte dei confratelli e dello stesso abate coerente con l'epilogo a tutti noto.
  2. Guido si vide così costretto a vivere l'amarissima ed umiliante esperienza di essere estromesso non solo dal monastero di Pomposa, ma anche da ogni altro istituto monastico. C'è da credere che nessun altro abate o priore, a conoscenza dei turbamenti da lui procurati (sia pure involontariamente) fra i confratelli, lo avrebbe accolto nella nuova comunità, condannandolo di fatto ad una sorta di esilio. 
  3. Situazione questa, cui certamente allude Guido, quando, ricordando nella lettera al confratello Michele il momento dell'allontanamento da Pomposa,  afferma di essere stato come mandato lontano, in esilio:  Inde est quod  me vides prolixis finibus exulatum. Dobbiamo ritenere che egli parli di esilio riferendosi, come religioso, a quella che riteneva la sua vera famiglia, quella monastica in generale  e quella dell'abbazia di Pomposa in particolare. 
  4. E' evidente che Guido, non volendo rinunciare a sostenere la validità del suo metodo di canto, vistosi precluso l'ingresso in altro monastero, abbia pensato di fare ritorno in seno alla sua famiglia naturale per un periodo di riflessione e di riposo. Dove avrebbe potuto riparare diversamente? 
  5. Poiché le scarne notizie che abbiamo, indicano che Guido venne da Pomposa ad Arezzo “recta via” come dice anche il Van Waesberghe, verso l'anno 1025, ospite del vescovo Teodaldo, è legittimo pensare che egli sia stato spinto ad affrontare il viaggio verso Arezzo, proprio dal richiamo della terra d'origine, dove aveva vissuto gli anni giovanili e forse ancor più nella speranza di riprendere i contatti con il familiare clero aretino e di incontrare il nuovo presule Teodaldo. È ragionevole anzi pensare che il nobile presule lo abbia voluto alla guida musicale della sua Chiesa anche perché Guido era già ben noto e stimato presso i suoi concittadini… Quale vescovo avrebbe permesso di porre alla guida dell'istituzione musicale più importante dell'intera città toscana un ignoto monaco di un territorio lontano, per giunta ‘esiliato' dai suoi stessi confratelli? Evidentemente ad Arezzo, la fama di Guido era già alta non solo sotto il profilo ‘artistico' ma anche sotto quello morale!
  6. Si osservi che nei documenti pomposani del periodo della vita anagrafica di Guido ( c.990 –1050?), non risulta alcun monaco di nome Guido che rivesta l'incarico di  cantor o comunque che sia contraddistinto con un titolo attinente alla musica, mentre ben tre sono le pergamene vescovili aretine, datate rispettivamente 1001, 1011 e 1013, attestanti un Guido (o Wido) con tutta evidenza collegato alla musica, senza tacere del fatto che gli antichi codici, le testimonianze coeve e postume lo nominano sempre Aretinus o Monachus e mai Pomposanus o in altra maniera.
Entriamo ora nella disamina del contenuto delle tre pergamene redatte presso la cattedrale aretina. 

GUIDO  ENTRA ALLA SCUOLA DEI CHIERICI

Presso l'archivio del Duomo di Arezzo è conservato un documento che fino ad oggi non è stato mai messo in relazione  con la vita di Guido Monaco 14
Datato settembre 1001, riferisce e tratta della concessione di un livello su una chiesa con case e terreni annessi, posti in località Alberoro, di proprietà della canonica aretina al diacono Sigizo e a  Guido clerico filius Roze, da parte del primicerio Berardo e dell' arcidiacono Guglielmo della Cattedrale aretina, col consenso del vescovo Elemperto. 
Ora, consapevoli della costante insidia rappresentata da possibili omonimie, abbiamo effettuato un accurato controllo che ci consente di poter affermare  che, prima di Guido, il  Cantor della cattedrale fu il diacono Sigizo 15, che Wido clericus filius Roze e Wido subdiaconus et cantor sono la stessa persona che sottoscriverà gli atti del 1011 e 1013 e, infine, che l'arcidiacono Guglielmo è il futuro Willelmus episcopus, diretto successore (1010-1014) del grande vescovo Elemperto. 

Il diacono Sigizo, infatti, in quell'anno,  è il cantor della cattedrale 16, cioè il direttore della scuola di canto e responsabile musicale delle liturgie solenni; in quanto tale egli è sostenuto economicamente dai canonici. 

Il nome di Sigizo, con ogni probabilità primo maestro di musica di Guido d'Arezzo, comparirà più volte, nell'arco di mezzo secolo, negli atti capitolari, ora quale cantor, ora nelle vesti di Maior scholae e perfino come … usurpatore di beni ecclesiastici ai danni dei canonici 17
Guido clerico filius Roze è dunque quasi certamente un bambino di undici anni 18 che  proprio in quell'anno, cioè al termine dell'estate, entra per la prima volta alla Scuola dei chierici, dando così inizio al suo fecondo percorso formativo. Il piccolo chierico doveva aver già dato prova di sicura inclinazione alla musica e al canto, quando fu affidato al cantor Sigizo; entrambi, (essendo votati al culto sacro) ricevono dai canonici il beneficio di un livello sulle già dette proprietà ecclesiastiche. 

Solo dopo dieci anni circa di studio e di preparazione, il giovane chierico, ormai adulto, viene nominato a sua volta cantor e ordinato suddiacono, come appare dalle più volte citate sottoscrizioni 19  dei documenti del gennaio 1011 e del giugno 1013. 

Ecco argomentato come Wido subdiaconus et cantor  e Guido clerico filius Roze siano la stessa persona; così, oltre ad essere noi ‘in presenza' del celebre Musicus, saremmo a conoscenza anche del nome materno di Rosa 20

Il terzo personaggio della nostra argomentazione è l' arcidiacono Guglielmo che appartiene alla nobile e ricca famiglia di origine longobarda degli Azzi, residente a Torrita di Olmo, una località a circa tre chilometri da Arezzo, sede allora del potente monastero benedettino di Santa Flora e Lucilla. E' il braccio destro del vescovo Elemperto e nove anni più tardi, nel 1010, alla sua morte, gli succederà nel seggio episcopale. 
Da questo documento del 1001, si presume che la figura di Guglielmo quale arcidiacono prima e vescovo poi, abbia avuto grande importanza nella vita di Guido, non solo nella sua formazione ma anche, come vedremo, nella decisione di dare una svolta radicale alla sua vita religiosa. Sarà infatti, con tutta probabilità, proprio Guglielmo vescovo che con la sua condotta biasimevole spingerà il nostro Guido subdiaconus et cantor, a lasciare l'abito clericale e la sua città, per farsi monaco a Pomposa. 
Anche la scelta della sede di monacazione non dovette essere casuale, cadendo, dove l'interesse del giovane per la disciplina monastica e per quella musicale si potevano conciliare in un invidiabile matrimonio; Pomposa infatti era ben nota in tutta Italia (ed anche fuori) per la splendida attività artistico-culturale e musicale in particolare. 

Guglielmo, fu vescovo per un periodo assai breve, dal 1010 alla fine del 1013 o agli inizi del 1014, dopodiché su di lui sembra calare un improvviso quanto misterioso ed inquietante silenzio. A partire dall'anno 1013 infatti, di lui non si sa più nulla; solo nei lontani anni 1044 e 760 lo si ritroverà associato, quale patronimico, accanto a quello dei suoi tre figli! I documenti episcopali successivi al 1014 infatti non lo nominano mai. 

Nel marzo 1015 21, il nuovo vescovo Adalberto, scavalcando Guglielmo, fa esplicito riferimento al vescovo Elemperto come al suo immediato predecessore. 
Il nome di Guglielmo è assente persino dalla lista dei vescovi aretini redatta pochi anni dopo e forse stesa dalle mani del suo stesso cancelliere Gerardo. 
Lo studioso aretino Angiolo Tafi, riflettendo sull'assenza del nome di Guglielmo da questa lista afferma […]  non possiamo dire con precisione perché il suo nome manchi nella lista ufficiale dei vescovi aretini. Fu eletto ma non consacrato? Venne presto trasferito, ma dove?Fu vittima della lotta tra i papi? Forse non venne consacrato perché ammogliato e con due figli? Impossibile rispondere22

Se riteniamo vera l'ultima ipotesi del Tafi, (Guglielmo non fu consacrato perché ammogliato), ciò significherebbe che la relazione sentimentale con la donna che gli avrebbe anche dato più figli, sarebbe avvenuta dopo l'elezione alla porpora vescovile. Infatti, se egli avesse preso moglie prima della nomina prelatizia, quando era arcidiacono, o egli non sarebbe stato eletto vescovo oppure una volta eletto, benché fosse noto che era ammogliato, sarebbe stato comunque consacrato. 
Alla luce di tutto ciò, si può presumere che Guglielmo, moralmente irreprensibile da arcidiacono si sia reso, da vescovo, responsabile di un qualche fatto grave e disonorevole per l'intero ceto ecclesiastico; un fatto forse riconducibile all'ipotesi avanzata da qualche studioso, di una sua connivenza con i corrotti custodi del tempio, oppure, poiché come abbiamo visto egli ebbe moglie e figli, da collegarsi ad una sua probabile illecita relazione sentimentale, iniziata nel corso del suo episcopato 23
Di conseguenza, da parte dei canonici, prima si sarebbe fatto tutto il possibile per rimandare la sua consacrazione episcopale, poi per deporlo e quindi per cancellarlo definitivamente dalla memoria 24

GUIDO LASCIA AREZZO PER  POMPOSA

Al tempo di Guido Monaco la cattedrale di Arezzo sorgeva sulla collina del Pionta, situata vicino alle mura della città. Su questo colle, circa sette secoli prima, vi era stato sepolto il vescovo-martire di Arezzo, San Donato, e fin da allora presuli e canonici, attratti da quel forte richiamo spirituale vi avevano costruito la chiesa cattedrale e stabilito la loro residenza. 

Su quell'altura esisteva dunque una cittadella vera e propria con tanto di chiese, case e palazzi, validamente protetta da mura e da torri, ma la vita che vi scorreva era tutt'altro che tranquilla. Un raro documento del XI secolo, la cosiddetta cronaca dei custodi, conservato nell'archivio capitolare del duomo di Arezzo, ci dà un quadro drammatico della situazione. Vi si parla di furti, rapine, vessazioni e persino omicidi ai danni di fedeli e pellegrini nonché di scioperi delle candele e del suono delle campane da parte dei custodi del tempio, noncuranti delle minacce e delle incursioni degli armati vescovili a tutela della legalità. 

In  tale contesto, il nostro Guido, portato naturalmente ad una vita solitaria e meditativa, non poteva di certo trovarsi a proprio agio. 

Se a ciò si aggiunge l'amarezza e la delusione da lui provate per la drammatica e scandalosa vicenda che aveva coinvolto e costretto all'abbandono il ‘suo' vescovo Guglielmo, al quale era sicuramente legato da vincoli di profonda stima ed amicizia 25, si potrà comprendere meglio la decisione del giovane  Cantor di dare una svolta radicale alla propria vita, abbandonando l'abito clericale e la cattedrale aretina, per ritirarsi nella quiete (apparente!) di un monastero. 

Guido quindi, ormai adulto, lascia la sua città e, forse attratto dalla fama di quella che era considerata una delle più celebri abbazie benedettine, pieno di speranza di nuova vita spirituale e musicale, entra nel monastero di Pomposa, ignaro tuttavia della bufera che, di lì a qualche anno, si sarebbe abbattuta su di lui. Se infatti dalla sua città e dalla sua Cattedrale egli se n'era andato spontaneamente, da Pomposa saranno i suoi stessi confratelli e lo stesso abate che lo costringeranno alla partenza. 

A Pomposa Guido giunge verso la fine dell'anno 1013 o agli inizi di quello successivo, all'età di circa 23 anni, sconosciuto e proveniente da lontano e da un'altra esperienza religiosa. Egli era già stato ordinato suddiacono ed aveva alle spalle una pluriennale  esperienza musicale quale cantor della cattedrale di Arezzo. 
Elementi questi che, nel corso degli anni, avrebbero influito negativamente sul percorso pomposano di Guido 26
Tornato ad Arezzo, dove aveva trascorso la sua gioventù, Guido ormai trentacinquenne, conobbe il vescovo Teodaldo che, intuita la portata storica della straordinaria invenzione guidoniana, gli offrì la sua protezione. 

Lo ospitò presso l'episcopio, affidandogli la direzione della scuola di musica della cattedrale ed associandolo  al suo ministero pastorale. 
In un momento, Guido si vide così ripagato di tutte le sofferenze e le umiliazioni subite a Pomposa, riappropriandosi al tempo stesso della giusta considerazione dell'intera comunità religiosa. 
Per l'affermazione dell'invenzione del rigo, l'incontro con Teodaldo segnò il corso della vita di Guido d'Arezzo e della storia della musica, probabilmente ancor più di quello pur sempre decisivo, che sarebbe avvenuto a Roma di lì a qualche anno, alla presenza di Giovanni XIX. 

E così, come un vescovo, Guglielmo, forse vittima dell'umana debolezza, aveva sospinto Guido ad abbandonare la sua città, ora un altro Presule, Teodaldo 27, di ben altra tempra e levatura morale ed intellettuale, ne aveva favorito e apprezzato il ritorno. 
Per consegnarlo alla storia! 


Piazza Guido Monaco - Arezzo

Note

1.La presente ricerca è stata condotta prevalentemente sulla base dell'importante e tuttora insostituibile studio di UBALDO PASQUI, Documenti per la storia della città di Arezzo nel medio evo, I, Firenze 1899. 

2.Non si tiene conto in questo contesto, perché destituite di ogni fondamento, di una serie sorprendente di ipotesi che disseminerebbero sul territorio di mezza Europa il luogo di nascita di Guido d'Arezzo. Ne danno un quadro esauriente: Michele Falchi, Studi su Guido Monaco, Firenze, 1882, cap.III, pp.11-14 e Angiolo Tafi, Il dramma di un genio, la vita di Guido Monaco, Città di Castello, 1997, pp.19-30. 

3.Il saggio fu pubblicato con lo stesso titolo da Olschki a Firenze nel 1953. 

4.A tal punto da registrare in alcuni manuali di storia della musica Pomposa come luogo di nascita. 

5.MICHELE FALCHI, o.c., p.17 e nota n°5 in cui si dice: Questo nome (Wido) che sembra di origine longobarda, trovasi indifferentemente scritto Wido, Vido e Guido, come anche Widus, Vidus e Guidus. 

6.S.VAN WAESBERGHE, op. cit., passim pp.9- 25. 

7.I documenti sottoscritti da Wido subdiaconus et cantor sono infatti due e  sono riportati in: U.Pasqui, o.c., pp. 137 e 141. Il Falchi, che scrive prima della stampa dell'opera del Pasqui, riporta soltanto il documento del 1013; mentre il Van Waesberghe, che scrive nel 1950, avrebbe dovuto riportarli entrambi. 

8.U.Pasqui, o.c., p. 191. 

9.Bonis itaque rationibus concludere fas est Guidonem circa 1025 Pomposam reliquisse atque venisse   Aretium recta via,  ubi in Theodaldo (1023-1036) episcopum benevolum inveniebat. . (A buon diritto è lecito concludere che Guido, verso l'anno 1025, abbia lasciato Pomposa e sia venuto direttamente ad Arezzo, dove in Teodaldo ebbe ad incontrare un presule benevolo.) (Van Waesberghe, o.c.pag.23, n°1,5). 

10.ERNESTO CORSINI ( a cura), Sigeberto di Gembloux, in «Grande Dizionario Enciclopedico», U.T.E.T. III ed., Torino,19220,vol.XVII,pag.258. 

11.La testimonianza di Sigberto ci rivela altre circostanze particolari interessanti e meritevoli di ulteriori  approfondimenti; parla infatti dell'uso di strumenti nell'insegnamento e soprattutto di presenze femminili nel gruppo dei cantores destinati al servizio liturgico (quod ignotos cantus etiam pueri et puellae facilius discant…). 
In quei tempi, è noto che al clero era permesso (o comunque tollerato) avere moglie e figli e quindi poteva essere naturale che bambine (evidentemente per lo più figlie dei prelati e dei chierici ammogliati) potessero fruire, insieme ai maschietti, anche dell'insegnamento del canto offerto dalle scuole capitolari e abbaziali. Così in quel lontano periodo, considerato così cupo dagli storici, veniamo a sapere che fra i famosi pueri cantores, e forse anche nell'Arezzo di Guido Monaco, non di rado presenti anche nell'iconografia, dovremmo immaginare, anzi poter vedere delle puellae, che solo da pochi anni ( e per un servizio liturgico limitato) risultano essere ammesse! 

12.Riguardo alla  Brevis enuntiatio  “Claruit hoc tempore” riferita all'anno 1028, forse non è di grande ambiguità come sostiene il Van Waesbeghe, ma al contrario tale data, tenendo peraltro sempre conto della particolare attendibilità dello storico, potrebbe fare  riferimento ad un episodio ben preciso della vita di Guido Monaco,o meglio, ad un evento,  tale da essere annoverato fra i più grandi avvenimenti e personaggi della storia. E, per quel poco che purtroppo ci è dato sapere della  vita del celebre benedettino, l'evento è da individuarsi nel suo incontro con il Papa a Roma 
L'anno 1028 infatti, potrebbe datare proprio il momento in cui Guido d'Arezzo si vide riconosciuta e approvata dal Pontefice la  scoperta del suo rivoluzionario sistema di scrittura musicale. Un avvenimento davvero eccezionale che segnò per sempre il corso della storia della musica. 
Riguardo all'anno dell'incontro  di Guido con il Papa si possono avanzare alcune considerazioni. Come ci riferisce lo stesso Guido Monaco nella lettera a Michele, egli si recò a Roma accompagnato dall'abate Grunwaldo e dal preposto Pietro della Cattedrale aretina. 
 Sul viaggio di Guido a Roma il parere degli studiosi non è concorde. Antonio Brandi, (Guido Aretino, Torino, 1882), lo dice avvenuto nell'anno 1027. Michele Falchi (Studi su Guido Monaco, Firenze, 1882) non è d'accordo su tale data ma non indica un altro anno. Il Van Waesberghe addirittura lo posticipa di alcuni anni (…hinc et ex iis quae praecedunt statuere licet Guidonem Papam invisisse annis ca 1030-1032. (o.c.p.23). 
Poiché la lettera  al monaco  Michele di Pomposa non è datata, la questione del viaggio di Guido a Roma sembra ruotare attorno al nome del preposto Pietro della cattedrale aretina che compare, insieme a quello di altre tre dignità capitolari aretine, anche in un diploma imperiale redatto a Roma il 31 marzo dell'anno 1027, in occasione dell'incoronazione dell'imperatore Corrado il Salico.
 Dando per scontata la veridicità dell'atto imperiale che ci è pervenuto in copia, anche se sempre dell'XI secolo, nulla toglie che Pietro possa  essere tornato a Roma  anche l'anno seguente; tanto più che da un controllo dei documenti aretini, nell'anno 1028 il preposto Pietro risulta presente in  Arezzo soltanto  fino al 4 marzo. Da questa data infatti, la serie dei documenti per la storia di Arezzo si interrompe per alcuni mesi, fino all'agosto successivo; un lasso di tempo abbastanza lungo e comprensivo del periodo estivo, (cui lo stesso Guido fa esplicito riferimento nella sua  lettera al monaco Michele, quando da Roma si lamenta dell'insopportabile aestivo fervore), entro il quale si può ben collocare il viaggio a Roma di  Pietro preposto della cattedrale aretina, dell'abate Grunwaldo e del monaco Guido. 
Tornando a Sigberto storico scrupoloso ed in particolare con la passione per gli studi cronologici, noi riteniamo che l'anno 1028 da lui indicato come quello in cui Guido divenne famoso (claruit), stia proprio a ricordarci il suo incontro con il Papa; decisivo per la fortuna della sua scoperta che da allora, come dice il Van Waesberghe in altro suo articolo su Guido,  “si diffuse con la rapidità del fuoco”, celebrando ovunque il nome del suo autore. 

13.Infine, se come dice lo studioso gesuita, il termine  Aretinus, (quantunque appaia assai spesso in codici e documenti), non può farci dedurre che Guido sia nato in territorio aretino, possiamo senza dubbio affermare che in alcun modo se ne possa dedurre sia egli nato dalle parti di Pomposa, per il semplice fatto che vi abbia soggiornato a lungo. Se così fosse, dovremmo forse riscrivere la scheda biografica di numerosi altri scrittori e artisti del passato! 

14.U.Pasqui, o.c., pag.124. 

15.UBALDO PASQUI, op.cit., doc.82 del luglio 996 [… ] Sigezoni scole cantori, e doc. 85 del maggio 998 […] Sigezonem scolae cantorem. A quest'ultima data egli non risulta ancora ordinato diacono e quindi, probabilmente, non aveva raggiunto l'età richiesta dei 23 anni per conseguire tale ordine. Ammesso che il curriculum scolastico di Sigizo sia scorso regolarmente negli anni, possiamo dire che se egli fosse stato ordinato diacono proprio nell'anno 1001del nostro documento in esame, risulterebbe nato  nel 978 e quindi già a soli 18 anni avrebbe ricoperto la carica di  cantor

16.Cfr. nota precedente. 

17.Anche Michele Falchi e Francesco Coradini ritengono che Sigizo sia stato uno dei primi maestri di musica di Guido d'Arezzo. 
Sigizo, nato probabilmente intorno al 978 e morto dopo il 1044 è in ordine di tempo, dopo il maior scholae Stratario (cfr.Pasqui,o.c.doc.69 e 71) il secondo musico attivo presso la Cattedrale aretina che si conosca. A più riprese Cantor e Maior scholae della cattedrale, Sigizo sarà al servizio di ben sei presuli della chiesa aretina per circa mezzo secolo, fin oltre il lontano aprile 1044, quando in età ormai avanzata si firmerà per l'ultima volta  Maiorscole laudans, al tempo del vescovo Immo Irenfrido. 
Il curioso episodio dell'usurpazione dei beni è riportato in un documento vescovile dai toni forti e solenni del 4 marzo 1028. In esso, il vescovo Teodaldo, dopo aver confermato alla Canonica il possesso dei beni donati dagli antecessori, restituisce al preposto Pietro la chiesa di S. Michele d'Arbororo (la stessa località menzionata nel documento del settembre 1001) ed altre terre ‘usurpate' in grande quantità da Sigizo diacono e cantor. Circa la conoscenza di alcuni aspetti del carattere di Sigizo, riportiamo, nella trascrizione del Pasqui, la parte del documento relativa: 
[…]. Sed et omnibus fidelibus sancte Dei ecclesie presentibus et futuris notum esse volumus, ut prefatus Petrus venerabilis presbiter et prepositus cun universo clero proclamavit ante conspectum nostrum, multumque conquestus est super Sigizonem diaconum et cantorem, quod malo ordine et contra privilegia atque sancita antecessorum nostrorum reverentissimorum coepiscoporum prefatus Sigizo diaconus et cantor detineret quandam ecclesiam dedicatam in onore sancti Michaelis in fundo et corte qui dicitur Arbororum, cum tribus mansis et tota decimatione ipsius cortis ;  et in castro Felicitatis et in curte de Caminina mansos duos : unum mansum in advocabulo qui dicitur Ermignano ; in Cignano mansum unum et in Maiano mansum unum, in caio de Piscinule terram modiorum sex ; quartam partem de manso in advocabulo Cizano. Cuius continuis conquestibus aures nostras accomodantes, per plures nuntios prenominato Sigizoni diacono et cantori direximus, ut ante nos  veniret, et predictam ecclesiam et mansos cum decimatione et sua pertinentia aut reflutare aut legali institutione in suum usum et partem defenderet. Qui multotiens vocatus et triduo patienter expectatus, dum ante nos veniret et legibus satisfaceret noluisset, hac cersitis iudicibus et clero, sine quibus nihil nobis agendum est, quoid faciendo foret, cosulugimus(sic) ; qui quasi uno ore omnes ita responduerunt : Decernimus ut domnus Petrus presbiter et prepositus, qui triduo cum universis canonicis proclamavit, legitimam de manibus vestris de iamdicta ecclesia et mansis cum decimatione omnique sua integritate et de supradictis mansis et terris accipiat investituram. Sizo autem, quia veniret contensit, maneat inde quietus atque remotus. Postquam igitur hec sententia a cuncto clero et iudicibus foret data, atque ab omnibus circumstantibus tertio conlaudata, prefatus pontifex, summo silentio indicto, aperiens os suum dixit : Ego Teodaldus huius sancte aretine ecclesie iuxta loculentissimam promulgationem nostram, per hanc virgam quam manu teneo, investio domnum venerabilem Petrum et prepositum cunctosque alios confratres canonicos de iamdicta ecclesia sancti Michaelis cum tribus mansis ac tota decimatione omnique sub integritate et cum supradictis mansis et terris. Et sic finita est causa. L'atto prosegue con la nomina di Pietro presbiter et prepositus a Magistrum e Rectorem della Canonica e termina con le solenni sottoscrizioni dell'"universo clero” presente, meno il diacono e cantor Sigizo assente! 
Alla luce di quanto sopra, ritenendo che il famoso viaggio di Guido a Roma sia avvenuto dopo il 4 marzo 1028, data del presente documento, si può ben capire  perché ai suoi due accompagnatori, l'abate Grunwaldo e il preposto Pietro, non si sia unito anche il suo antico maestro e cantor  Sigizo. 

18.Significativa al riguardo è la  Passio Sancti Donati, conservata in un documento del XI secolo che inizia:  Erat quidam puer in civitate romana nomine Donatus clericus in titulo pastoris nutritus a Pigmenio presbitero in titulo suprascripto
È noto che ogni bambino accolto alla scuola, prendeva subito il titolo di clericus; senza contraddire tuttavia, che tale qualifica potesse essere attribuita evidentemente anche a persona adulta: chierico dunque in stato permanente. Nel nostro caso, alla luce dei due documenti del 1011 e 1013 sottoscritti da Wido subdiaconus et cantor, si può ritenere che si tratti di un chierico giovanissimo, come già detto di circa 11 anni. 

19.UBALDO PASQUI, op. cit., doc.99 e 102. Tali atti rivestono una particolare importanza per stabilire l'anno della nascita di Guido. Nel 1011 Wido subdiaconus et cantor, in quanto sottoscrittore di un atto vescovile, aveva raggiunto la maggiore età, che allora si fissava a 21 anni. Ciò trova conferma, in considerazione che nel 1013 egli risulta suddiacono (mentre il diaconato, si ‘maturava' non prima dei 23 anni) è dunque del tutto verosimile che nel 1011 egli avesse avuto proprio 21 anni; in tal caso Guido d'Arezzo, secondo le nostre argomentazioni, sarebbe nato nel 990. Michele Falchi, dal quale sono desunte queste argomentazioni, ma che non conosceva il documento del 1011, sarebbe stato indotto in un errore di calcolo posticipando l'anno di nascita di Guido al 992. 
Dall'anno 1013 in poi, di Wido subdiaconus et cantor non c'è più alcuna traccia nei documenti. Il motivo, come abbiamo già visto, è da attribuire al fatto che proprio dopo tale data egli lascerà Arezzo per entrare nell'abbazia di Pomposa. Non sappiamo se Guido Monaco in seguito ricevette l'ordine del  diaconato ma è verosimile che non sia mai stato ordinato sacerdote. 

20.Alle scuole abbaziali e capitolari venivano di preferenza accettati gli orfanelli e quindi si potrebbe pensare a Guido orfano di padre; ma tuttavia l'uso del matronimico non è segno sicuro di vedovanza. 

21.U.Pasqui, o.c., pag.146. 

22.ANGIOLO TAFI,  I Vescovi Aretini, Calosci, Cortona 1986, p.50. 

23.Il vescovo Guglielmo ebbe tre figli, (non due come dice il Tafi) da una donna di nome Gerberga. 
Dall'esame dei documenti riportati dal Pasqui alle date: agosto 999 (due documenti), agosto 1044, giugno 1050, febbraio 1056 e 25 agosto 760 si evince chiaramente che l'arcidiacono Guglielmo e Willelmus episcopus sono la stessa persona: 
Agosto 999: […] Wigelmo arcidiacono et Eribertus et Griffo germani, filii bone  memorie Azoni […] pro merce et remedium […] anime Ugoni germano nostro.
Agosto 999: [… ] nos Willielmus archidiaconus et Griffo germani filii bone memorie Zenovii qui Azzo clamatus fuit […] et benemorio Eriberto germano nostro.
 agosto 1044: … et Bonatto filius Guilihelmi episcopi
Giugno 1050: La famiglia degli Azzi offre alla Canonica aretina metà del castello di Policiano e delle sue appartenenze. Fra i varii Azzi elencati si nominano… Griffo qui Rustico vocor, et Eriberto qui Paganello vocor filii bone memorie Griffonis et Bonizo qui Bonatto vocor et Lamberto et Hugo germani filii bone memorie Gerberge [...]. 
25 agosto 760: Berta filia quondam Sassi, uxor Lamberti filii Willelmi episcopi…, 

24.Il trasferimento ad Arezzo dell'arcivescovo di Ravenna Adalberto (1014-1023), avvenuto su ordine dell'imperatore Enrico II, potrebbe essere stato conseguenza di questi fatti e forse sollecitato provvidenzialmente proprio  dai canonici aretini. 

25.Si trattava dunque di una figura di grande prestigio  e autorità per il giovane chierico; non si dimentichi che Guido era entrato alla scuola dei chierici accolto proprio da Guglielmo allora arcidiacono, né che dieci anni più tardi, divenuto subdiaconus et cantor, appose la sua firma sugl'importanti documenti citati, a seguire quella del suo vescovo, che rappresentava dunque il suo diretto e indiscusso superiore. 

26.E' certo che il monaco Guido, dotato di una forte personalità, fece di tutto promuovere le proprie convinzioni ed affermare  il suo metodo di canto che si preannunciava rivoluzionario, tanto da sollevare una resistenza ed un atteggiamento così ostile che da ultimo fu costretto a venir via da Pomposa. In proposito si legga: Antonio Brandi,Guido Aretino, Torino, 1882, pp.109-111, dove riferisce, riprendendo dal Federici, che proprio intorno al 1020 risulta viva una lotta fra i monaci per un nuovo sistema di canto. 
A tale riguardo si deve necessariamente, se pur brevemente, almeno accennare al fatto che i motivi di opposizione al metodo di Guido potevano essere anche di altra natura, riconducibili cioè ai rapporti di conflittualità esistenti fra Pomposa e l'arcivescovo di Ravenna Ariberto che cercava pretesti per impossessarsi dei beni dell'Abbazia. (vedere A. Brandi, o.c.p.108). 

27.Teodaldo morì il 12 giugno 1036, forse poco più che quarantenne. Di lui, alcuni decenni dopo la sua morte, l'autore della leggenda di San Florido, probabilmente il canonico aretino Arnolfo, il quale in gioventù lo aveva quasi certamente conosciuto di persona, scrisse questo bellissimo elogio: 
“Theodaldus aretinus presul, qui eo tempore tam generis nobilitate quam et sapientiae claritate nec non et eloquentiae venustate omnium morum probitate inter omnes italicos presules praecipue eminebat”. 

Immagini
L'autografo di Guido d'Arezzo, identificato dal prof. Angelo Mafucci in un documento aretino del 20 maggio 1033, conservato all'Archivio di Stato di Firenze. Lo studio relativo è stato pubblicato nella Rivista Internazionale di Musica Sacra diretta da Giacomo Baroffio: 
Mafucci Angelo, "L'autografo di Guido d'Arezzo", Rivista Internazionale di Musica Sacra, 21/1 (2000) pp. 9-16. 
Arezzo, la centralissima piazza Guido Monaco.

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2003